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FRESCHI DI STAMPA!

AGRICOLTURA PER SENZA TERRA

di Sarah Waring

Nuove prospettive per allevare le nostre api

In questi anni le api stanno subendo perdite devastanti e gli apiari si riducono drasticamente, in alcune località rischiano la scomparsa. Cosa c’è dietro questa distruzione? E quanto pesa per tutta l’agricoltura, per la quale gli insetti impollinatori come le api sono un anello fondamentale, insostituibile? Per le sue implicazioni, infatti, l’apicoltura è vera agricoltura anche se può essere esercitata da chi è senza terra. Intanto, in una battaglia combattuta a colpi di informazione e disinformazione, nell’opinione pubblica – soprattutto tra gli agricoltori – sta crescendo la sensibilità e la consapevolezza verso un problema che rischia di avere ripercussioni epocali. Ma nello stesso tempo si affacciano nuove soluzioni, nuove prospettive che – viaggiando dalle pianure romene al Kosovo del dopoguerra, dai siti remoti in Slovenia e Svezia al cuore urbano di Parigi e Londra – l’autrice esplora per capire meglio cosa si può fare in questo momento cruciale per l’apicoltura e, più in generale, per l’intera comunità dei viventi.

GIOGHI DI PAROLE

di Gianni Priano

Guida cordiale per anime randagie tra Genova e Monferrato

Le parole sono, da sempre, per Gianni Priano un’ossessione. E un vizio. Infatti ne ha scritte e ne ha dette moltissime. E forse sarebbe ora che stesse zitto. Invece eccolo qui, dopo una pigrissima carriera da recensore, critico letterario, scrittore di racconti e versi a presentarci una specie di vocabolario in cui le parole camminano non soltanto tra Genova e Monferrato ma, anche, tra un incontenibile narcisismo e una rincorsa, desiderata e mai raggiunta autenticità di vita.

Priano scruta e scrive di una società consumata dal consumo senza rimpiangere il freddo patito da sua madre in quegli autunni e inverni piemontesi maledettamente nevosi, e crede di avere capito che il popolo delle osterie si è riversato nei Mc Donald’s e non certo nelle enoteche fighette. Scruta e parla, Gianni Priano. E ci sbatte in faccia le sue parole. Non ha vassoi d’argento per portarle e offrirle. Le sue parole sono gioghi e, dunque, valichi e costrizioni. Perché la parola abita una cosa che si chiama limite.

Dalla parola detta e scritta non arrivano salvezze. Ma senza parole manco si può nominare, la salvezza.

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