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ISBN: 9788898187577
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Gioghi di Parole

di: Priano, Gianni

Acciughe, Aglio, Aia, Alzheimer… Bacio, Balaustra, Banca, Bar… Cabala, Caffè, Camminare, Campagna… Dazio, Decima, Diavolo, Dio… Eccessi, Eco, Elettroshock, Epochè… Fagioli, Falce messoria, Falò, Farinata… Gabbiani, Gaggìe, Galera, Gelo… e così via, per altre decine e decine di voci, fino a comporre una fitta mappa del Genovesato e dell’Alto Monferrato, tessuta con fili corali di memoria e di emozioni dolciamare.

Pag. 236,  12,00

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Informazioni su questo libro
Le parole sono, da sempre, per Gianni Priano un’ossessione. E un vizio. Infatti ne ha scritte e ne ha dette moltissime. E forse sarebbe ora che stesse zitto. Invece eccolo qui, dopo una pigrissima carriera da recensore, critico letterario, scrittore di racconti e versi a presentarci una specie di vocabolario in cui le parole camminano non soltanto tra Genova e Monferrato ma, anche, tra un incontenibile narcisismo e una rincorsa, desiderata e mai raggiunta autenticità di vita. Priano scruta e scrive di una società consumata dal consumo senza rimpiangere il freddo patito da sua madre in quegli autunni e inverni piemontesi maledettamente nevosi, e crede di avere capito che il popolo delle osterie si è riversato nei Mc Donald’s e non certo nelle enoteche fighette. Scruta e parla, Gianni Priano. E ci sbatte in faccia le sue parole. Non ha vassoi d’argento per portarle e offrirle. Le sue parole sono gioghi e, dunque, valichi e costrizioni. Perché la parola abita una cosa che si chiama limite. Dalla parola detta e scritta non arrivano salvezze. Ma senza parole manco si può nominare, la salvezza.

ISBN: 9788898187577
Editore: Pentàgora
Data di pubblicazione: 2018
Numero pagine: 236

Autore: Priano, Gianni
1962
insegnante. Ha pubblicato recensioni, versi, racconti su riviste sparse e un libro di critica letteraria, Le violette di Saffo (Il Ponte del Sale, 2011): quattro ritratti dedicati a Bianciardi, Pavese, Sbarbaro e Pasolini, insieme insegnanti e scrittori. Dirige Il Foglio, rivista culturale della Biblioteca ‘Adriano Guerrini’ di Tiglieto. Appena può, scappa ai Pliz, nella sua casa collinare piantata nel matrio Alto Monferrato, tra prati incolti che furono vigne e boschi nei quali è ritornato il lupo.