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All’ombra del Grande Albero
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ISBN: 978-88-99866-70-9

La più utopica delle utopie: il paese di Cuccagna

L’archaios bios, antica e primitiva vita dell’età dell’oro, dove v’è uno straordinario panorama e paesaggio di abbondanza, dovizia, opulenza, è assimilabile a quello che nel Medioevo è definito “paese di Cuccagna” o toscanamente “di Bengodi” e lo si sa: “chi meno lavora più ci guadagna”. …) E’, naturalmente, il paese di utopia (la parola deriva dal greco οὐ non e τόπος luogo e significa “non-luogo”), ovvero un posto che non esiste, l’isola che non c’è. Anche se del Paese di Cuccagna ne parlano diffusamente i molti viaggiatori che, secondo loro, lo hanno visitato e a lungo, nessuno ci sa dire dove sia. E’ il luogo dove si mangia tutto quel che si vuole senza lavorare e sudare; qui crescono abbondanti e ottimi prodotti senza sforzo e senza fatica (e senza pagamento, gratuitamente e addirittura guadagnandoci); ma cosa ne fai dei soldi in quel luogo di favola, in questo “Paradiso Terrestre” dove non esiste la vecchiaia e la fatica?.

Questa è la storia di un’utopia popolare che va dalla letteratura greca del V secolo a.C. fino a Luciano, dal Medioevo (dal Versus de Unibove dell’XI secolo fino a Li Fabliaus de Coquaigne del XIII secolo) e dal Boccaccio al Capitolo di Cuccagna, al Baldus di Teofilo Folengo, a Tommaso Garzoni fino a Pinocchio.

E’ il luogo dove tutto è delizioso e piacevole e la vita la si trascorre mangiando e dormendo, dove tutti possono vivere tranquillamente senza padroni e senza distinzioni di classe e senza lavorare. Un’utopia appunto, figlia della povertà e delle carestie, pronta a risorgere non appena la fame e la miseria fanno sentire i loro morsi.

Pag. 264,

 18,00

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Informazioni su questo libro
L'archaios bios, antica e primitiva vita dell’età dell’oro, dove v’è uno straordinario panorama e paesaggio di abbondanza, dovizia, opulenza, è assimilabile a quello che nel Medioevo è definito “paese di Cuccagna” o toscanamente “di Bengodi” e lo si sa: “chi meno lavora più ci guadagna”. …) E’, naturalmente, il paese di utopia (la parola deriva dal greco οὐ non e τόπος luogo e significa "non-luogo"), ovvero un posto che non esiste, l’isola che non c’è. Anche se del Paese di Cuccagna ne parlano diffusamente i molti viaggiatori che, secondo loro, lo hanno visitato e a lungo, nessuno ci sa dire dove sia. E’ il luogo dove si mangia tutto quel che si vuole senza lavorare e sudare; qui crescono abbondanti e ottimi prodotti senza sforzo e senza fatica (e senza pagamento, gratuitamente e addirittura guadagnandoci); ma cosa ne fai dei soldi in quel luogo di favola, in questo “Paradiso Terrestre” dove non esiste la vecchiaia e la fatica?. Questa è la storia di un’utopia popolare che va dalla letteratura greca del V secolo a.C. fino a Luciano, dal Medioevo (dal Versus de Unibove dell’XI secolo fino a Li Fabliaus de Coquaigne del XIII secolo) e dal Boccaccio al Capitolo di Cuccagna, al Baldus di Teofilo Folengo, a Tommaso Garzoni fino a Pinocchio. E’ il luogo dove tutto è delizioso e piacevole e la vita la si trascorre mangiando e dormendo, dove tutti possono vivere tranquillamente senza padroni e senza distinzioni di classe e senza lavorare. Un’utopia appunto, figlia della povertà e delle carestie, pronta a risorgere non appena la fame e la miseria fanno sentire i loro morsi.

ISBN: 978-88-99866-70-9
Editore: InSedicesimo
Data di pubblicazione: 2021
Numero pagine: 264